Gli Yuts and Culture nascono in Puglia come una band fortemente legata alla tradizione della black music. La loro evoluzione li ha portati a fondere il reggae roots con il funk, il soul e l’R’n’B, creando un linguaggio sonoro unico e riconoscibile. Il loro primo album, Naked Truth, è stato un manifesto di questa contaminazione, unendo ritmi in levare con groove sincopati e armonie avvolgenti. Con Back to ma Funk, la band compie un ulteriore passo avanti, approfondendo il proprio rapporto con il funk e la sua carica espressiva.
Con questo secondo album, la band pugliese dimostra di aver trovato un equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione, creando un sound che non è solo un omaggio ai maestri del passato, ma anche una chiara affermazione di un’identità artistica in continua crescita.
L’album si apre con “As Jah Wants“, un brano che sintetizza la matrice spirituale del gruppo, lasciando spazio poi a “Intermission“, una traccia strumentale che agisce come un respiro tra le influenze passate e il nuovo percorso intrapreso. “I Got You“ e “Come Over“ spingono ancora più in profondità la fusione tra passato e presente, con riff incisivi e una sezione fiati brillante.
Le radici reggae emergono con più forza in “400 Days“, un brano meditativo e riflessivo, mentre “Together“ recupera la tradizione della musica di protesta, mettendo in discussione le contraddizioni sociali contemporanee. La parte centrale dell’album si arricchisce di sfumature emozionali con “I Hope It Was Worth It“ e “My Love Will Never Die“, due tracce che esplorano il lato più intimo e malinconico della band. “If I Was the Man of Your Life“ si trasforma in una confessione musicale che porta l’ascoltatore verso la title track, “Back to ma Funk“, una dichiarazione di intenti: tornare alle origini non significa ripetersi, ma rinnovare un’identità con consapevolezza.
La chiusura dell’album è affidata a “Beauty“ e “Are You in My Heart“, due brani che condensano la filosofia musicale degli Yuts and Culture: celebrare la bellezza del mondo senza ignorare le ferite della vita.