Il 3 aprile 2025, il Monk di Roma ha ospitato una serata speciale, uno di quei concerti che rimangono impressi nella memoria degli spettatori per la loro intensità emotiva e la maestria musicale che li ha caratterizzati. Sul palco, i Galliano, una delle band più influenti della scena acid jazz, hanno presentato un’esperienza unica, un incontro perfetto tra il passato e il presente, tra la tecnica impeccabile e l’improvvisazione vibrante che li ha resi leggendari.
La Magia del Monk: Un’Atmosfera Intima e Coinvolgente
Il Monk, con la sua atmosfera intima e accogliente, si è rivelato il luogo perfetto per ospitare la band, che ha saputo restituire a ogni singola nota un’intensità che ha coinvolto il pubblico sin dal primo momento, creando un’esperienza sensoriale che ha trasportato ogni spettatore in un viaggio sonoro. La sala, gremita ma non sovraffollata, ha offerto una sensazione di connessione immediata tra la band e il pubblico, mentre luci soffuse, che cambiavano in continuazione, a seconda delle dinamiche strumentali, creavano un’atmosfera che andava ben oltre la mera esecuzione.
Il groove che pervadeva l’aria era palpabile. Ogni accenno di basso, ogni riff di tastiera, ogni soffio di sax sembravano trasmettere una forza e un’anima quasi tangibili, che si faceva sentire nelle vibrazioni che risuonavano nell’intero spazio. La musica dei Galliano ha fatto da filo conduttore, una sorta di collante che ha legato il pubblico all’intero evento, in un’esperienza che sembrava attraversare il tempo. La band ha giocato con i silenzi e le esplosioni sonore, alternando momenti di grande introspezione a picchi di energia, come se ogni passaggio fosse una nuova possibilità musicale da esplorare, da vivere intensamente.
Un’Unione Perfetta di Passato e Futuro
La formazione che ha calcato il palco nel 2025 non è solo un gruppo di musicisti, ma un’entità che incarna la continua evoluzione della band. Nonostante gli anni passati, la sensazione era quella di un ritorno a casa, di una riscoperta delle radici musicali che hanno reso i Galliano così influenti, ma allo stesso tempo si percepiva una spinta verso il futuro, una volontà di proseguire un percorso sonoro senza mai fermarsi. I membri storici, come Rob Gallagher (voce e vera guida del combo londinese), Ernie Mckone al basso, l’irrefrenabile batteria di Crispin Taylor e le percussioni di Crispin Robinson erano affiancati da musicisti più giovani come il tastierista Ski Oakenfull e la splendida voce di Valerie Etienne, che hanno portato freschezza e un’ulteriore dimensione alla performance. La chimica tra i membri del gruppo è stata visibile, come se ogni singola idea fosse il risultato di un pensiero collettivo.
L’approccio della band non è mai stato rigido, ma fluido, segno della loro lunga carriera e del loro viaggio alle radici del groove. Il concerto si è evoluto in una serie di momenti quasi cinematografici, in cui ha alternato le strutture musicali più complesse a momenti più aperti, dove l’improvvisazione e la creatività hanno avuto il sopravvento. La sensazione di un’esperienza sempre in divenire era palpabile: non c’erano mai due esecuzioni uguali, ogni passaggio era un’opportunità di esplorazione.
L’Acid Jazz Come Espressione di Contaminazione Creativa
L’essenza dell’acid jazz, che i Galliano hanno saputo incarnare fin dai primi anni, si è rivelata nel live al Monk come una forma d’arte in costante trasformazione. La sinuosa esplosione che ha attraversato il palco era quella tipica di un suono che nasce da una mescolanza di stili diversi, da una solida contaminazione tra jazz, funk, soul, e sonorità elettroniche, che hanno reso il gruppo uno dei nomi più chiacchierati della scena londinese e britannica degli anni ’90. Ma in questa serata, l’esibizione è andata oltre, con il gruppo che ha saputo arricchire il proprio linguaggio musicale, senza mai perderne l’essenza.
L’approccio funk degli anni ’70 è stato reinterpretato con un gusto proprio dei ’90, in cui la pulsazione della musica, l’incessante ritmo della batteria e delle percussioni, si è mescolata con tastiere dinamiche e riff di basso che oscillavano tra il caldo groove e la freschezza sperimentale. Ogni brano, ogni battito sembrava una riflessione sull’incessante evoluzione del genere. I Galliano hanno preso il materiale sonoro con cui hanno costruito la loro carriera e lo hanno filtrato attraverso una lente nuova, più matura, ma sempre ricca di quell’immediatezza che li ha resi unici.
In un’epoca in cui le contaminazioni tra generi sono all’ordine del giorno, la band ha offerto una performance che ha fatto capire quanto l’acid jazz sia ancora un territorio fertile per la sperimentazione. Ogni singola nota, ogni sezione di fiati, ogni cambio di tempo era una ricerca che metteva in evidenza la versatilità dei Galliano nel mescolare stili apparentemente lontani, dando loro una nuova vita.
Un Pubblico Avvolto dal Sound
Il pubblico del Monk era composto da un mix di appassionati di lunga data e di nuovi ascoltatori, tutti legati dalla stessa passione per una musica che non smette mai di sorprendere. Le luci del club, abbassate e modulabili, creavano l’ambiente perfetto per una serata che non si limitava all’ascolto passivo, ma invitava tutti a diventare parte di un’esperienza collettiva. I musicisti, consapevoli di questo legame, ha alimentato il flusso di energia, alimentandosi della risposta entusiasta del pubblico, creando una sinergia unica che ha reso ogni brano ancora più potente.
La varietà di suoni, la precisione nei passaggi musicali, l’interplay tra i musicisti, e la costante ricerca di nuove sonorità hanno fatto sì che la performance non fosse mai prevedibile. Ogni brano si trasformava in un racconto a sé, con i Galliano a condurre il pubblico in un viaggio che sembrava privo di confini.
Conclusioni: Un’Indimenticabile Immersione nel Groove
I Galliano sul palco del Monk hanno rappresentato molto più di una semplice esibizione, bensì un’immersione in un universo sonoro ricco di sfumature, in cui jazz, funk, disco “deviata” e un pizzico di elettronica si sono incontrati in un dialogo continuo, mai banale. La ciurma del buon Richard, pur con il passare degli anni, ha mantenuto intatto il suo spirito di innovazione, riuscendo a mescolare con naturalezza il passato e il presente, dando vita a un live che ha emozionato e coinvolto il pubblico.
Grande, grandissimo concerto, che rimarrà nelle sinapsi e sui fianchi di chi l’ha vissuto, un’esperienza che ha reso omaggio all’acid jazz e alla sua capacità di adattarsi e trasformarsi, rimanendo sempre fedele alla sua essenza più profonda.